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Karl e i temporali alla malga

La via lattea è a 1739 metri. Non si tratta di seguire le stelle, ma di inseguire il bianco sentiero del latte, che d'estate conduce alla Malga Fane a Valles, nell’area vacanze sci & malghe Rio di Pusteria. In questo idillico villaggio alpino che sembra scolpito nel tempo e isolato dal mondo, gli escursionisti arrivano a piedi dal paese di Valles, restando a bocca aperta quando davanti a loro si schiude l'incantevole semplicità del piccolo insediamento: tra declivi verdissimi sotto i monti di Fundres, un piccolo grappolo di fienili, una cascina, tre malghe e una chiesetta. Da un camino esce il fumo, dall'alto osservano le mucche. Dopo essersi rifocillati con i famosi canederli della Gattererhütte o con il formaggio d'alpeggio, i più motivati si incamminano ulteriormente verso la malga Pfannalm, la Labiseben o il rifugio Bressanone. Altri restano sul prato, a godere del sole e dell'atmosfera lontana da tutto. Ogni due anni la Festa del Latte (nel 2014 sarà il 30 e 31 agosto) attira curiosi, ghiottoni e amanti delle tradizioni altoatesine, mentre chi cerca un solitario, romantico angolo di paradiso affitta per dormire l'unica casetta disponibile e scopre il silenzio delle albe alla malga.

Ma c'è chi vive Fane in tutt'altro modo. Più o meno suggestivo, giudicate voi. Karl d'inverno lavora al noleggio sci di Valles. Ma d'estate si trasforma nel malgaro per antonomasia. Da giugno a settembre, solo lui, un aiutante e centoquaranta mucche. Nelle primissime settimane dorme nella malga, poi si sposta un po' più in alto, scrutando i turisti dal suo rifugio a Labiseben, in compagnia dei suoi animali. Alcuni lo riconoscono addirittura dagli anni passati, e sanno che devono comportarsi bene. Altri vanno educati. Le sue giornate sono sempre uguali, scandite dai ritmi del latte: cominciano alle tre del mattino, terminano nel tardo pomeriggio, sono a base di pascolo, mungitura, sguardi costanti ai bovini. La notte inizia prestissimo, e la sera non conosce intrattenimento. Inutile immaginarsi poetiche letture alla luce di una pila o una lampada ad olio, mentre cantano i grilli: Karl non si porta alcun libro con sé, tutt'al più uno sguardo veloce al Dolomiten. Le ore del buio servono a recuperare le energie. E la poesia si cerca altrove: «Qual è il mio momento preferito? Quando, la notte, scoppia un temporale».

Ormai a Fane Karl è un'istituzione. Resta defilato dai villeggianti che visitano la malga, ma quelli che si inerpicano nei sentieri più alti passano sempre a fargli un saluto. Snobba la festa del latte, ma spesso ospita qualche amico. E certo non teme la solitudine, anzi: «Non mi manca lo stress di Valles (sic) e quando torno, per i primi giorni, non riesco a dormire per il rumore». Ma a dispetto di quel look un po' montanaro, un po' Sergio Leone - cappellaccio, barba, furbi occhi verdissimi e sigaretta – non è poi l'eremita che sembra. Prima dice che non ha mai tempo di una vacanza, che le sue ferie sono le lunghe estati d'alpeggio. Poi si fa scappare che è stato riconosciuto da qualcuno che era passato alla malga una volta che era in Sardegna. E addirittura quell'altra volta a New York...

A fine stagione, quando si riportano le mucche al paese, c'è una curiosa tradizione: i malgari passano di casa in casa a mangiare, bere e festeggiare, indossando gli abiti e i cappelli tradizionali. Quello che ha finito per ultimo di tagliare l'erba deve indossare la campana Schelle, sorta di scherzoso simbolo di vergogna. Non c'è storia: chi ha ricevuto la Schelle paga il pranzo a tutti. La tradizione conosce un'eccezione sola: non si celebra se è morta una mucca. Perché il pascolo è una cosa seria.

Testo di Marina Nasi
Foto: Wolfgang Lackner
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