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Rita Frener, Schmiedthof, Valle IsarcoRita Frener produce una settantina fra erbe aromatiche e officinali sul maso Schmiedthof

Rita e i piccoli pionieri del Bio

All'inizio è così timida che sembra severa, mentre con le grosse mani di chi lavora la terra da sempre mi versa una tisana fatta con menta, malva, fiordaliso, monarda nel suo maso profumato, assolato e privo di fronzoli, arroccato in cima a una strada che dopo Bressanone, dopo Sant'Andrea, sale sempre su su su, alle pendici della Plose. Come la sua casa, una delle prime in Alto Adige costruita secondo la bioedilizia, Rita Frener è una pioniera del biologico: la storia del suo amore per erbe, fiori e piante è tanto semplice quanto lontana anni luce (letteralmente: lei ha iniziato nei primi '80, quando la moda degli orti, della cultura organic e dei mercati contadini sarebbe sembrata fantascienza) dall'odierno business che gira intorno a tutto ciò che è green.

Rita - gli occhi chiari, il viso bruciato dal sole, i capelli corti e una bella voce calma - mi racconta che tutto è partito da un gioco di bambini. Un giorno di trent'anni fa, all'Abbazia di Novacella, si teneva un mercatino per i pochissimi agricoltori biologici del circondario. Lei, il marito e i quattro figli, la più grande di 9 anni, portano la produzione in eccedenza: qualche carota, cavolo, grano. Ma alla figlia maggiore non sfugge il banchetto di erbe aromatiche e al ritorno tutti i bimbi chiedono di poterne fare uno anche loro. Rita dice di no: già lavora tantissimo fra animali, orto, terra e figli da crescere. Ma i piccoli non rinunciano: l'anno dopo, il loro banchetto ospita quindici sacchetti di achillea, piantaggine, timo: raccolti nei loro giochi di piccoli erborizzatori, essiccati all’ombra, pesati in una vecchia bilancia della posta. In mezz'ora hanno già venduto tutto.

Di anno in anno aumenta il raccolto: i sacchetti di erbe e fiori diventano settanta, poi cento. I bimbi crescono, e sono sempre e solo loro gli artefici del piccolo miracolo: quando chiedono un po' di terra, mamma Rita dice sì, ribadendo però che lei non se ne occuperà. Ma dopo un po' cede, per premiare l'operosità dei suoi bambini che impiegavano le vacanze scolastiche tagliando erbacce e coltivando erbe preziose. Ma anche perché si innamora del profumo della salvia e della menta, capisce che è un lavoro inebriante, oltre che duro. Pian piano si aggiungono nuove specie: una perché è deliziosamente aromatica, un'altra perché è buona, un'altra ancora perché fa bene. Il marito realizza un essiccatore e ancora oggi, nella stanzetta tutto legno in cui è attivato, basta aprire un cassetto per essere invasi dall'aroma tiepido e coloratissimo di un piccolo tappeto di fiori viola, gialli o rossi raccolti e messi a seccare. Oggi il maso Schmiedthof conta una settantina fra erbe aromatiche e officinali, è un ospite fisso ai mercati bio della Val d'Isarco, vende sali aromatici, profumatissime essenze per la sauna, tisane e unguenti, anche dal sito: «Semplicissimo, per carità! - si affretta a dirmi Rita – Non c'è nemmeno il carrello.». E mi guarda stupita quando le chiedo se si può pagare con Paypal. Però la modernità intelligente è arrivata, eccome: visto che i figli, ormai cresciuti e partiti per la propria strada, possono aiutare solo ogni tanto, il maso ospita continuamente volontari e Wwoofers, gli “scambisti dell'agricoltura sostenibile” che tramite il sito http://www.wwoof.net/ girano il mondo dando una mano nelle fattorie biologiche. Mentre vado via, vedo tre donne che pazientemente, silenziosamente, lentamente, stanno separando petali da gambi in uno stanzino. Sorridono, sembra una forma di meditazione. Penso che il prossimo anno uno di quei wwoofers vorrei essere io.

Marina Nasi
Vista dal maso Schmiedthof in Valle IsarcoVista dal maso Schmiedthof in Valle Isarco
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